Tredici giorni, otto viaggiatori, due punti di partenza – Cagliari e Milano – e un itinerario che ci ha portato nel cuore più autentico dell’Egitto. Dalle città brulicanti di vita alle oasi segrete, fino alle sabbie senza confini del deserto, ogni tappa è stata un capitolo di una storia che non si dimentica.
Il Cairo, il battito del Nilo
Il viaggio è iniziato nella capitale, dove la modernità incontra la storia millenaria. Il mercato di Khan el-Khalili ci ha accolto con i suoi vicoli colmi di spezie, tessuti e richiami antichi.
Dall’alto della Torre del Cairo, la città ci è apparsa come un mosaico infinito, intrecciato dai riflessi del Nilo.
Tra i rumori della metropoli, abbiamo respirato la vita frenetica e le sue contraddizioni, preparandoci alla magia del deserto.
Da Il Cairo a Siwa: l’inizio del silenzio
Dal Cairo a Siwa ci sono circa 800 chilometri: per questo, a discrezione della guida, si parte subito dopo il Cairo o si pernotta in città per poi affrontare il tragitto con calma. In ogni caso, il viaggio è un’esperienza a sé: ore di strada tra deserti e orizzonti, fino a quando il verde dell’oasi rompe il monotono colore della sabbia.
Quando l’alba ci accompagna lungo il percorso, lo spettacolo è indescrivibile: il sole che sorge nel deserto tinge tutto d’oro e silenzio.
A Siwa, la magia si manifesta subito. La Piscina di Cleopatra ci accoglie con la sua acqua limpida e la leggenda che l’avvolge. Al Tempio dell’Oracolo di Amon, la storia sussurra segreti di Alessandro Magno, mentre la Città Vecchia di Shali racconta storie fatte di fango e sale.
L’Isola di Fatnas, con i suoi tramonti sul lago salato, sembra un dipinto. La giornata si chiude con l’adrenalina: un’avventura tra le dune del Grande Mare di Sabbia, tra corse in 4×4 e panorami che tolgono il fiato.
Tra oasi e deserti: El Fayoum, Baharia e le terre sospese
L’Oasi di El Fayoum ci sorprende con il suo equilibrio tra acqua e sabbia, preludio alla magia di Baharia, porta del deserto.
Da qui, il paesaggio diventa surreale: il Deserto Nero, con le sue colline scure, e il Deserto Bianco, un mondo candido di formazioni scolpite dal vento.
Una notte sotto le stelle, intorno al fuoco, con un tè caldo tra le mani, è bastata per farci sentire in un’altra dimensione.
Nel cuore del Sahara, le sorgenti fossili e il silenzio assoluto ci hanno fatto capire cosa significa davvero “essenziale”.








Dakla e Kharga: le oasi delle acque calde e delle antiche necropoli
Più a sud, l’Oasi di Dakla ci ha regalato il benessere delle sorgenti termali, un abbraccio caldo in mezzo al nulla.
A Kharga, i cimiteri rupestri custodiscono storie millenarie scolpite nella pietra.
Qui, una curiosità del viaggio: siamo stati scortati dalla polizia, non per pericolo, ma per una prassi di sicurezza. Le guide hanno gestito ogni dettaglio, trasformando un aspetto burocratico in un momento di leggerezza, mentre noi continuavamo a goderci il viaggio.
Il ritorno verso il Cairo: tra piramidi e Nilo
Risaliamo verso nord, verso un incontro che emoziona ogni volta: Giza, con le sue Piramidi e la Sfinge. Presenze imponenti, che parlano di eternità.
Prima di lasciare l’Egitto, ci concediamo un momento di pura poesia: navigare in feluca sul Nilo, lasciandoci cullare dal vento e dalla luce del tramonto.
Un viaggio di sapori e accoglienza
In Egitto, il tè è una costante, compagno di ogni sosta e conversazione.
Il cibo è un racconto di tradizioni: riso condito in mille modi, pollo e patate cucinati con spezie profumate, melanzane e peperoni ripieni, e i celebri samosa (triangoli di pasta ripieni di carne).
Indimenticabile il pranzo a casa di una famiglia amica a Baharia: una tavola ricca di piatti tipici, tra cui una carne di manzo bollita tenerissima, minestre calde e dolci che profumano di miele e mandorle.
Le guide ci hanno fatto scoprire le migliori pasticcerie locali, dove assaggiare dessert tradizionali, perfetti per chiudere in dolcezza ogni giornata.

Un viaggio che resta
Questo non è stato solo un itinerario, ma un’esperienza fatta di sapori, incontri, silenzi e paesaggi che restano nel cuore.
L’Egitto non si visita: si vive, si ascolta, si assapora.
E ogni volta che il vento porta con sé un granello di sabbia, torniamo un po’ lì, tra le dune, i mercati e le stelle.
